Quando acquistiamo una confezione di bresaola al supermercato, l’immagine che ci viene in mente è quella delle valli alpine, dei sapori genuini del Nord Italia e di una tradizione gastronomica che affonda le radici nei secoli. Ma siete davvero sicuri che quello che state portando in tavola corrisponda a questa immagine idilliaca? La realtà potrebbe sorprendervi, e non necessariamente in modo piacevole.
Il viaggio nascosto della bresaola: dall’America Latina alla vostra tavola
Quello che molti consumatori ignorano è che una quota significativa della bresaola commercializzata in Italia utilizza carne bovina di provenienza sudamericana. La carne utilizzata per produrre questo salume tanto apprezzato proviene spesso da bovini allevati in Brasile o Argentina, paesi che rappresentano fornitori importanti di materia prima per l’industria alimentare europea. Soltanto la fase di lavorazione, salatura e stagionatura avviene nel nostro paese.
Questo significa che il prodotto finale può fregiarsi del marchio “prodotto in Italia”, pur essendo la componente principale – la carne bovina – di provenienza sudamericana. Una distinzione sottile ma fondamentale, che sfugge alla maggior parte degli acquirenti e che solleva questioni importanti sulla trasparenza delle informazioni alimentari.
L’etichetta: cosa dice veramente e cosa non dice
Il Regolamento UE 1169/2011 sull’etichettatura dei generi alimentari prevede che sia indicato il paese di origine della carne in determinati casi. Tuttavia, le informazioni vengono spesso riportate in caratteri piccoli, in posizioni poco visibili della confezione, utilizzando formule che richiedono una certa attenzione per essere comprese appieno.
Potreste trovare diciture come “allevato in: Brasile” oppure “origine carne: Argentina”, ma raramente queste informazioni saltano all’occhio con la stessa evidenza dei richiami alle tradizioni italiane o delle immagini evocative delle montagne presenti sulla confezione. Si crea così una dissonanza comunicativa che può trarre in inganno anche il consumatore più attento.
Perché questa pratica è legale ma discutibile
Dal punto di vista normativo, non c’è nulla di illegale in questa prassi commerciale. Le aziende rispettano formalmente gli obblighi di legge inserendo le informazioni richieste in etichetta. Il problema risiede nella disparità tra ciò che viene enfatizzato attraverso la comunicazione visiva e pubblicitaria e ciò che viene rivelato solo a una lettura approfondita.
Quando un prodotto viene presentato con riferimenti all’italianità, al territorio, alla tradizione locale, il consumatore medio non si aspetta che la materia prima principale provenga da un altro continente. Si tratta di una forma di marketing che fa leva sulle aspettative e sulle associazioni mentali, senza tecnicamente mentire ma nemmeno rendendo immediatamente trasparente la realtà dei fatti.
Le conseguenze per il consumatore consapevole
Questa situazione solleva questioni che vanno oltre la semplice curiosità geografica. Chi acquista bresaola potrebbe avere motivazioni precise per preferire carne di origine italiana o europea, che spaziano dalla sostenibilità ambientale al sostegno dell’economia locale, passando per considerazioni legate agli standard di allevamento.
La carne proveniente dal Sud America comporta un impatto ambientale considerevole legato al trasporto intercontinentale. Se siete tra quei consumatori che cercano di ridurre la propria impronta ecologica privilegiando prodotti a chilometro zero o comunque di provenienza locale, scoprire che la vostra bresaola ha attraversato l’Atlantico potrebbe modificare le vostre scelte d’acquisto.

Gli standard di allevamento: non tutti uguali
I parametri di allevamento, le normative sul benessere animale e i controlli veterinari presentano differenze tra l’Unione Europea e i paesi sudamericani. Senza entrare nel merito della qualità specifica, è importante essere consapevoli che normative diverse possono produrre condizioni diverse, e il consumatore dovrebbe avere la possibilità di scegliere in base a questa consapevolezza.
Come difendersi e fare scelte informate
La prima arma a disposizione del consumatore è l’informazione. Quando acquistate bresaola, dedicate qualche secondo in più alla lettura dell’etichetta. Cercate specificamente le indicazioni relative all’origine della carne, che per legge devono essere presenti. Non lasciatevi influenzare esclusivamente dalla grafica o dai richiami alla tradizione italiana presenti sulla parte frontale della confezione.
Controllate il retro della confezione, dove solitamente si trovano le informazioni più dettagliate, e cercate diciture come “paese di allevamento” o “origine della carne”. Se l’origine non è chiaramente indicata, non esitate a chiedere al personale del punto vendita. Ricordate che avete diritto di richiedere informazioni dettagliate e, in caso di pratiche commerciali ingannevoli, potete rivolgervi alle associazioni di tutela dei consumatori.
L’importanza delle certificazioni territoriali
Esistono prodotti con certificazione di origine protetta che garantiscono la provenienza della materia prima da zone specifiche. Nel caso della bresaola, la certificazione IGP (Indicazione Geografica Protetta) per la Bresaola della Valtellina prevede disciplinari rigorosi che specificano anche l’origine delle carni utilizzate, offrendo maggiori garanzie al consumatore.
Orientarsi verso questi prodotti certificati può rappresentare una scelta più sicura per chi desidera effettiva tracciabilità e trasparenza. Naturalmente, questo si riflette spesso sul prezzo, ma rappresenta il costo della certezza e della qualità garantita.
Il diritto di sapere cosa mettiamo nel carrello
Non si tratta di demonizzare la carne sudamericana in sé, che può essere di ottima qualità, né di considerare superiore a priori il prodotto italiano. La questione centrale è il diritto alla trasparenza. Ogni consumatore dovrebbe poter scegliere consapevolmente, valutando tutti gli elementi che ritiene importanti: provenienza, sostenibilità, prezzo, modalità di allevamento.
Quando l’origine della materia prima viene celata dietro una comunicazione che enfatizza esclusivamente l’italianità della trasformazione, questo equilibrio si rompe. Il consumatore viene privato della possibilità di effettuare una scelta davvero informata, basata su tutti i dati rilevanti. Secondo il Codice del Consumo italiano, il consumatore può far valere i propri diritti anche in caso di difetto di conformità del prodotto rispetto alle informazioni fornite.
La prossima volta che vi trovate davanti allo scaffale della bresaola, prendetevi qualche istante per girare la confezione e leggere attentamente. Potreste scoprire che quel prodotto ha viaggiato molto più di quanto pensavate, e questa informazione potrebbe cambiare la vostra decisione d’acquisto. Perché essere consumatori consapevoli significa proprio questo: non fermarsi all’apparenza, ma cercare la sostanza nascosta tra le righe delle etichette.
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