Ecco i 5 gesti che ti fanno bocciare a un colloquio di lavoro, secondo la psicologia

Hai preparato tutto alla perfezione. Curriculum impeccabile, completo perfetto, risposte alle domande provate davanti allo specchio per settimane. Eppure, nonostante tutto questo impegno, continui a ricevere quei terribili “ti faremo sapere” che in realtà significano “no grazie, prossimo”. Il problema potrebbe non essere quello che dici, ma quello che il tuo corpo sta urlando a squarciagola mentre pensi di sembrare professionale e sicuro di te.

Benvenuto nel territorio minato del linguaggio non verbale, dove un gesto sbagliato vale più di mille parole giuste. E no, non è solo una metafora: secondo gli studi dello psicologo Albert Mehrabian condotti negli anni Settanta alla UCLA, quando comunichiamo emozioni e atteggiamenti, il contenuto verbale rappresenta appena il sette percento del messaggio totale. Il tono di voce conta per il trentotto percento, ma la parte del leone – un massiccio cinquantacinque percento – appartiene al linguaggio del corpo.

Questo significa che più della metà di ciò che stai comunicando durante quel colloquio di lavoro così importante non passa attraverso le tue parole brillanti o le tue qualifiche impressionanti. Passa attraverso come ti siedi, dove metti le mani, cosa fanno le tue braccia e se i tuoi piedi stanno facendo una danza nervosa sotto la scrivania. È brutale, lo sappiamo, ma è anche la realtà scientificamente provata della comunicazione umana.

Il tradimento involontario: quando il corpo fa quello che vuole

La parte più frustrante di tutto questo? Questi gesti funzionano quasi completamente a livello inconscio. Non è che ti svegli la mattina pensando “oggi andrò al colloquio e manderò segnali di insicurezza totale con le mie braccia”. Semplicemente accade, perché il tuo sistema nervoso sta reagendo allo stress in modi che il tuo cervello razionale non controlla completamente.

Gli psicologi chiamano questi movimenti involontari “leakage cues”, letteralmente segnali che trapelano. Sono come perdite in una conduttura: anche quando cerchi di tenere tutto sotto controllo in superficie, le tue vere emozioni trovano comunque un modo per uscire attraverso il linguaggio del corpo. E i selezionatori, anche senza essere esperti di psicologia, hanno un radar quasi soprannaturale per captare questi segnali.

Ma ecco la buona notizia: una volta che diventi consapevole di questi pattern, puoi lavorare attivamente per modificarli. Non si tratta di reprimere le emozioni o diventare un robot senza sentimenti, ma di imparare a canalizzare il nervosismo in modi che non ti sabotino. Vediamo insieme i cinque gesti più letali che potrebbero costarti il lavoro dei tuoi sogni.

Primo gesto letale: toccarsi il viso come se fosse un fidget spinner

Se durante i momenti di tensione ti ritrovi a grattarti il naso, a sistemarti continuamente i capelli, a massaggiarti la guancia o a strofinare la mascella, sei in ottima compagnia. Questi movimenti fanno parte di quella categoria che gli psicologi definiscono gesti auto-pacificatori o auto-calmanti. Quando il tuo sistema nervoso va in modalità stress, cerca istintivamente modi per rilassarsi, e toccarsi il viso è uno dei più comuni.

Il problema è che durante un colloquio di lavoro, portare ripetutamente le mani al viso comunica esattamente ciò che non vuoi trasmettere: nervosismo estremo, insicurezza profonda e totale mancanza di controllo della situazione. È come se stessi dicendo al selezionatore, attraverso un megafono corporeo: “Questa conversazione mi terrorizza così tanto che ho bisogno di confortarmi fisicamente ogni trenta secondi”.

Ma c’è di peggio. Toccarsi il naso, in particolare, porta con sé un bagaglio culturale pesantissimo. Grazie a decenni di pseudoscienza sulla lettura del linguaggio del corpo diffusa da show televisivi e libri di dubbia validità scientifica, molte persone associano ancora il toccarsi il naso con il mentire. Anche se gli studi scientifici hanno ampiamente smentito questa correlazione diretta, il pregiudizio persiste nella mente di molti selezionatori, rendendo questo gesto particolarmente dannoso per la tua credibilità.

La soluzione non è bloccare completamente le tue mani in una posizione rigida – quello sembrerebbe ancora più strano. L’obiettivo è trovare alternative più neutre per gestire il nervosismo. Appoggia le mani sulle ginocchia o sul tavolo in posizione rilassata, oppure tieni una penna in modo naturale senza giocarci nervosamente. Questo ti dà qualcosa da fare con le mani senza inviare segnali di allarme al tuo interlocutore.

Secondo gesto letale: la fortezza di braccia incrociate

Incrociare le braccia sul petto è probabilmente il gesto difensivo più iconico e frainteso del repertorio umano. Sembra comodo, sembra naturale, e quando sei nervoso e non sai dove mettere quelle maledette braccia, sembra la soluzione perfetta. Ma dal punto di vista della comunicazione non verbale, stai letteralmente costruendo un muro di mattoni tra te e la persona che ha il potere di assumerti.

Gli esperti di comunicazione aziendale sono unanimi su questo punto: braccia incrociate equivalgono a chiusura, difensività e mancanza di disponibilità al dialogo. Uno studio del millenovecentoottantasette sulle posture non verbali ha dimostrato che le persone con braccia incrociate vengono percepite come significativamente meno aperte e più difensive rispetto a quelle con posture più rilassate.

Il paradosso è che potresti essere genuinamente entusiasta dell’opportunità lavorativa. La tua mente potrebbe star pensando “questo lavoro è perfetto, lo voglio davvero”, ma il tuo corpo sta comunicando l’esatto opposto: “Mi sto proteggendo da te, non mi fido completamente di questa situazione”. E indovina quale messaggio arriva più forte al cervello del selezionatore? Esatto, quello del corpo.

Durante il colloquio, fai uno sforzo consapevole per mantenere una postura aperta. Tieni le braccia rilassate lungo i fianchi o appoggiale sul tavolo con i palmi visibili. Questa è quella che gli esperti chiamano postura di apertura, e comunica disponibilità, sicurezza e presenza mentale. All’inizio potrebbe sembrare innaturale, ma con la pratica diventerà la tua risposta automatica.

Terzo gesto letale: la danza della sedia irrequieta

Dondolare sulla sedia, cambiare continuamente posizione, spostare il peso da una parte all’altra del corpo, gambe che non trovano mai una posizione definitiva. Se ti riconosci in questa descrizione, sappi che stai inviando segnali di disagio più chiari di un cartello luminoso al neon con scritto “SONO NERVOSSISSIMO”.

Questi movimenti continui e le posture chiuse – spalle curve, corpo ripiegato su se stesso, gambe accavallate in modo eccessivamente difensivo – comunicano una cosa sola: mancanza totale di fiducia in te stesso. È come se il tuo corpo cercasse di occupare meno spazio possibile, di diventare piccolo e invisibile. Esattamente l’opposto di ciò che vuoi trasmettere quando stai cercando di convincere qualcuno che sei la persona giusta per una posizione di responsabilità.

Le ricerche sul cosiddetto power posing – posture di potere – indicano che assumere posizioni espanse, che occupano spazio, non solo migliora come gli altri ti percepiscono, ma può effettivamente aumentare i tuoi livelli di testosterone e ridurre il cortisolo, l’ormone dello stress. Al contrario, posture chiuse e contratte hanno l’effetto opposto, intrappolandoti in un circolo vizioso di nervosismo crescente.

Un selezionatore esperto potrebbe pensare: “Se questa persona non riesce a stare ferma durante un colloquio di trenta minuti, come gestirà la pressione di un progetto importante con scadenze strette?”. Non è giusto, forse, ma è esattamente il tipo di valutazione inconscia che avviene quando il linguaggio del corpo grida disagio.

Qual è il gesto che ti frega ai colloqui?
Toccarsi il viso
Braccia incrociate
Sedia irrequieta
Stretta di mano debole
Mani in tasca

Quarto gesto letale: la stretta di mano da pesce morto

Molti sottovalutano l’importanza della stretta di mano, considerandola un formalismo vintage degno dei film degli anni Cinquanta. Errore colossale. La stretta di mano è spesso il primissimo contatto fisico che stabilisci con il selezionatore, e la ricerca in psicologia sociale ha dimostrato che le prime impressioni si formano in una manciata di secondi e sono tremendamente difficili da modificare successivamente.

Uno studio del duemilaotto ha rilevato che la qualità della stretta di mano prediceva le assunzioni nel sessantaquattro percento dei casi esaminati. Sessantaquattro percento. Questo significa che quasi due terzi delle decisioni di assunzione erano influenzate da quei tre secondi di contatto fisico iniziale. È un dato che dovrebbe far riflettere chiunque si presenti a un colloquio con una stretta di mano debole, flaccida o esitante.

Una stretta di mano fioca comunica insicurezza, mancanza di assertività e scarsa energia vitale. È particolarmente problematica nella cultura professionale italiana, dove la stretta di mano rimane un importante rituale di presentazione e segno di rispetto reciproco. Ma attenzione: anche l’estremo opposto è dannoso. Una stretta troppo forte, quella che quasi rompe le ossa della mano altrui, viene interpretata come aggressività o come un tentativo maldestro di compensare altre insicurezze.

L’ideale è trovare la giusta via di mezzo: ferma ma non schiacciante, decisa ma non prolungata oltre i due o tre secondi, accompagnata da contatto visivo diretto ma non intimidatorio. Pratica con amici e familiari finché non trovi il giusto equilibrio. Sì, può sembrare ridicolo esercitarsi nelle strette di mano, ma se può fare la differenza tra ottenere o perdere un lavoro, ne vale assolutamente la pena.

Quinto gesto letale: mani invisibili e posture da boss prematuro

Tenere le mani in tasca durante un colloquio di lavoro è come presentarsi in pantaloncini e infradito: tecnicamente non è illegale, ma comunica un livello di casualità totalmente inappropriato per il contesto. Le mani in tasca trasmettono disinteresse, nascondimento e quella sensazione di “non mi importa abbastanza di questa situazione da impegnarmi completamente”.

Dall’altra parte dello spettro troviamo il gesto delle braccia dietro la nuca, quello che in psicologia viene chiamato postura di espansione o dominanza territoriale. È il classico gesto del boss rilassato nella sua poltrona di pelle, sicuro del suo potere. Il problema? Tu non sei ancora il boss. Stai cercando di ottenere una posizione, non di affermare la tua autorità su chi ti sta intervistando. Questo gesto viene quasi sempre percepito come arroganza o presunzione eccessiva.

Entrambi questi gesti condividono un problema fondamentale: nascondono le mani. E qui entra in gioco un meccanismo evolutivo profondo. Per millenni, mani nascoste hanno significato potenziale pericolo per gli esseri umani. Anche se consciamente il selezionatore non sta pensando scenari da thriller, il suo cervello primitivo registra comunque un sottile senso di disagio quando non può vedere le tue mani. Studi sui segnali non verbali confermano che mani nascoste aumentano le percezioni di scarsa trasparenza e affidabilità.

La soluzione è mantenere le mani visibili e in posizione neutra. Appoggiale sulle ginocchia o sul tavolo, usa gesti naturali quando parli, ma evita movimenti eccessivi che possono distrarre. Le mani visibili comunicano apertura e onestà, esattamente ciò che vuoi trasmettere.

Come riprogrammare il tuo corpo senza diventare un robot

La buona notizia è che una volta diventato consapevole di questi pattern, puoi lavorare attivamente per modificarli. Non si tratta di reprimere completamente il nervosismo – cosa che sarebbe controproducente e innaturale – ma di canalizzare quell’energia in modi più costruttivi e meno autodistruttivi.

Prima di ogni colloquio importante, dedica dieci minuti alla pratica davanti allo specchio. Osserva come ti siedi, dove vanno le tue mani quando parli, se tendi automaticamente a incrociare le braccia o a toccarti il viso. La consapevolezza è il primo passo fondamentale. Ancora meglio, registra una simulazione di colloquio in video: vedere te stesso dall’esterno è spesso illuminante e ti permette di notare tic nervosi di cui non eri minimamente consapevole.

Esercita la tua postura ideale: schiena dritta ma non rigida come un palo, spalle rilassate, mani visibili in posizione neutra. Pratica il contatto visivo mantenendolo per circa il sessanta-settanta percento della conversazione, con pause naturali che evitano di sembrare intimidatorio o innaturalmente fisso. E per l’amor del cielo, prova quella stretta di mano con amici e familiari finché non trova il giusto equilibrio tra fermezza e gentilezza.

Un trucco psicologico utile è la tecnica della respirazione diaframmatica. Quando sei nervoso, tendi a respirare in modo superficiale e rapido, il che attiva ulteriormente la risposta allo stress del sistema nervoso simpatico, creando un circolo vizioso di nervosismo crescente. Prima del colloquio, e anche discretamente durante se necessario, pratica questa tecnica: inspira profondamente dal naso contando fino a quattro, trattieni per un secondo, espira lentamente dalla bocca contando fino a sei. Questo attiva il sistema nervoso parasimpatico, quello responsabile del rilassamento, e può ridurre significativamente i gesti nervosi involontari.

Esiste però un ultimo aspetto cruciale da considerare: il rischio di diventare così ossessionato dal controllo del linguaggio del corpo da sembrare completamente artificiale o robotico. Se durante il colloquio sei costantemente concentrato su dove mettere le mani, come sederti e se stai incrociando le braccia, rischi di perdere la spontaneità e la presenza mentale necessarie per rispondere brillantemente alle domande.

L’obiettivo non è una perfezione meccanica da automa, ma una consapevolezza di base che ti permetta di evitare i comportamenti più problematici senza bloccarti completamente. Mostrare un po’ di nervosismo è normale e persino umano – i selezionatori lo capiscono perfettamente. L’importante è evitare che quel nervosismo naturale si trasformi in una cascata di gesti che minano la percezione delle tue competenze reali.

Ricorda che un colloquio di lavoro rimane fondamentalmente una conversazione tra esseri umani, non un esame di perfezione corporea. Con consapevolezza, pratica deliberata e un pizzico di controllo strategico nei momenti chiave, puoi fare in modo che il tuo corpo racconti la stessa storia di competenza e sicurezza che raccontano le tue parole e il tuo curriculum. E quando finalmente corpo e parole lavoreranno all’unisono invece di sabotarsi a vicenda, le tue probabilità di successo aumenteranno in modo esponenziale.

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