Nonna stanca dei nipoti incollati allo smartphone trova la soluzione dopo 3 anni di tentativi: ecco cosa funziona davvero

La scena si ripete ogni domenica: i nipoti arrivano, salutano distrattamente, si accomodano sul divano e nel giro di pochi minuti sono già immersi nei loro schermi luminosi. Le domande restano sospese nell’aria, le risposte arrivano monosillabiche, gli sguardi non si incrociano mai davvero. Per molte nonne italiane, questa è diventata una realtà dolorosa che trasforma momenti che dovrebbero essere di intimità familiare in silenzi punteggiati solo dal ticchettio delle notifiche.

Quello che rende questa situazione particolarmente complessa è che non stiamo parlando di bambini piccoli facilmente distraibili, ma di giovani adulti tra i 18 e i 30 anni, persone teoricamente mature che dovrebbero comprendere il valore del tempo trascorso con i propri cari. Eppure, secondo il Rapporto Censis “Italiani e nuove solitudini” del 2023, gli italiani tra i 18 e i 34 anni trascorrono in media 6 ore e 22 minuti al giorno sui social media e dispositivi digitali, un tempo che inevitabilmente sottrae spazio alle relazioni reali.

Comprendere il fenomeno senza giudicare

Prima di affrontare il problema, è fondamentale fare un passo indietro e cercare di comprendere cosa si nasconde dietro questa apparente indifferenza. I giovani adulti di oggi sono cresciuti in un ecosistema digitale che ha profondamente modificato il loro modo di relazionarsi con il mondo. Non si tratta semplicemente di maleducazione o mancanza di affetto: per loro, lo smartphone rappresenta un’estensione della propria identità sociale, uno strumento attraverso cui mantengono connessioni, costruiscono la propria immagine e gestiscono ansie relazionali.

La psicologa Sherry Turkle del MIT ha coniato il termine “alone together” per descrivere questa condizione di solitudine condivisa: si è fisicamente presenti ma emotivamente altrove. Riconoscere questa dinamica senza condannare a priori aiuta ad aprire un dialogo costruttivo.

Strategie concrete per riconquistare l’attenzione

Creare rituali digitalmente liberi

Invece di lamentarsi genericamente dell’uso dello smartphone, può essere efficace proporre momenti specifici completamente liberi dalla tecnologia. Una nonna potrebbe suggerire: “Che ne dici se mentre prepariamo insieme la pasta fresca lasciamo tutti i telefoni in un cesto all’ingresso? Ho bisogno delle tue mani e della tua testa qui con me”. Questa richiesta, formulata in modo affettuoso e con una motivazione concreta, è molto più efficace di un generico “smetti di guardare quel telefono”.

Sfruttare la tecnologia come ponte, non come nemico

Un approccio controintuitivo ma spesso efficace consiste nel mostrare interesse genuino per ciò che i nipoti fanno online. Chiedere di mostrarvi un video divertente, farvi spiegare come funziona una determinata app o quali sono i loro creator preferiti può trasformare lo smartphone da barriera a strumento di connessione. Secondo uno studio dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano pubblicato nel 2022, i giovani adulti tra 18 e 30 anni apprezzano significativamente quando i familiari anziani mostrano curiosità non giudicante verso il loro mondo digitale, con il 68% che riporta un aumento della connessione intergenerazionale.

Proporre attività che richiedono presenza attiva

Cucinare insieme, sistemare il giardino, riordinare vecchie fotografie, imparare un nuovo gioco di carte: attività che coinvolgono le mani e richiedono attenzione reciproca rendono naturalmente più difficile l’uso dello smartphone. L’obiettivo non è competere con la tecnologia ma creare situazioni in cui essa diventa semplicemente impraticabile o inappropriata. Attività condivise di questo tipo riducono l’uso compulsivo di smartphone durante le interazioni familiari, favorendo una presenza emotiva più autentica.

Il dialogo che fa la differenza

Le nonne hanno un vantaggio unico rispetto ai genitori: non portano il peso dell’autorità disciplinare quotidiana. Questo permette conversazioni più autentiche e meno difensive. Esprimere i propri sentimenti usando il “messaggio io” può aprire prospettive inaspettate: “Quando sei qui ma guardi continuamente il telefono, mi sento come se non fossi abbastanza interessante per te, e questo mi rattrista perché il tempo che abbiamo insieme è prezioso per me”.

Questa vulnerabilità autentica tocca corde emotive che nessun rimprovero potrebbe mai raggiungere. Molti giovani adulti non si rendono conto dell’impatto dei loro comportamenti finché qualcuno non glielo comunica in modo non accusatorio.

Accettare il cambiamento generazionale

È importante anche riconoscere che il concetto di “tempo di qualità” è cambiato. Per i giovani adulti di oggi, condividere un meme divertente o mostrare una foto appena scattata può essere un modo di includervi nel loro mondo. Forse non corrisponde all’ideale di conversazione profonda che si desidera, ma rappresenta comunque un tentativo di connessione nel loro linguaggio.

Quando i tuoi nipoti vengono a trovarti cosa fanno?
Sempre sullo smartphone purtroppo
Alternano telefono e conversazione
Lasciano il telefono da parte
Non ho nipoti in quella fascia

L’antropologa Natasha Dow Schüll descrive come le tecnologie digitali creino nuove forme di intimità ibrida, suggerendo che invece di aspirare a ricreare modalità relazionali del passato, potremmo costruire connessioni intergenerazionali che integrano la realtà digitale.

Quando serve il supporto dei genitori

Se la situazione diventa particolarmente frustrante, coinvolgere i genitori dei nipoti può essere utile, ma va fatto con delicatezza. Piuttosto che lamentarsi, una nonna potrebbe condividere le proprie intenzioni positive: “Vorrei organizzare una domenica al mese in cui facciamo qualcosa di speciale con i ragazzi, completamente senza telefoni. Cosa ne pensate? Come possiamo renderla attraente per loro?”.

Questo approccio collaborativo evita di mettere i genitori sulla difensiva e crea un fronte comune orientato al benessere dei giovani adulti.

Il legame tra nonne e nipoti è uno dei tesori più preziosi della vita familiare, capace di attraversare generazioni portando saggezza, amore incondizionato e continuità. Gli smartphone non dovrebbero avere il potere di erodere questa connessione, ma serve pazienza, creatività e la volontà di costruire ponti verso un mondo che, per quanto digitale, è abitato da persone che hanno ancora bisogno di calore umano autentico. Spesso basta davvero poco: uno sguardo sincero, una richiesta genuina di aiuto, un momento condiviso che faccia sentire il nipote visto e apprezzato per quello che è, non solo rimproverato per quello che fa.

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